TUTTE LE LIONE IN UNA: CORAGGIOSA, RIBELLE, CREATIVA, E OROGLIOSAMENTE GODERECCIA
di Andrea BattagliniLione
Sono tante quanto le colline (due, Fourvière vigilata dalla turrita basilica neobizantina e simbolista e Croix-Rousse alcova dei canuts setaioli e pionieristicamente ribelli) inumidite dai fiumi che l’attraversano congiungendosi (due, il Rodano e la Saona) più almeno altre tre, quanti sono i quartieri che sembrano godere di vita propria quasi villaggi a se stanti (il gentrificato e borghese 6° arrondissement, il popolare e multietnico 7° e l’architettonicamente stravagante e coraggiosa Confluence) più la Vieux Lyon medioeval-rinascimentale ferita e scavata dai traboules e gonfia di vetrine dedicate al Piccolo Principe del prediletto figlio Saint-Exupéry, più la classica sette-ottocentesca Presqu’ile. In tutto uguale 7 Lione. Fascinose, singolarmente. Insieme, una poliforme e fantastica città.
La ville del geniale Jacquard, dei Lumière - cui è dedicato il festival che in ottobre ha premiato altri due fratelli di cinema, i Coen - e del pioneristico Bocuse racconta oggi storie multiregionali e multietniche che ovviamente poco hanno a che vedere con quelle stereotipate registrate da Stendhal (“la fisionomia del commerciante lionese è quella di un uomo devoto, caritatevole ma avido che è di cattivo umore la sera perché ha mancato di guadagnare dodici soldi al mattino”) o di quelle filmate da Tavernier ne “L’orologiaio di St Paul” dove il sornione e bon vivant Philippe Noiret si rimpinzava di salsicce e frattaglie annaffiate di Beaujolais nei bouchons della Vieux Lyon peraltro sempre ancora affollati.
E’ un crogiolo demografico di giovani critici e vibranti che ogni due anni in ottobre per La Biennale d’Arte Contemporanea si danno convegno negli hangar del Gran Locos invasi da gigantesche installazioni site-specific quest’anno elaborate sul tema “Passare da un sogno all’altro”: aperta fino a metà dicembre per la 18° edizione la curatrice Catherine Nichols si è agganciata alla storia di Lione per impostare una visione elargita dall’economia intesa come l’insieme delle relazioni di cooperazione, cura, trasmissione e reciprocità che rendono possibile la vita collettiva inspirandosi ai tipici traboules medioevali della Vieux Lyon ossia quei corridoi coperti e segreti che dal Medioevo collegano case e cortili da una strada all’altra accorciandone l’attraversamento.
Ironica, tra le 400 opere esposte, quella dello studio berlinese Raumlabor che ha creato una specie di grotta composta da blocchi di carta riciclata compressa in enormi balle simili a covoni bagnate da un laghetto rosso ribollente che nell’insieme evocano l’inquinante processo industriale di produzione e macerazione della pasta di legno per la carta. E’ affiancata da un open-space popolato da manichini senza volto con la testa ricoperta di fili elastici ma ben vestiti da lavoro che giocano a una gara di sedie da ufficio (cui il pubblico può partecipare): “Hummelmania” del belga Mette Sterre è un ribaltamento carnevalesco del canonico spazio professionale che si trasforma in un luogo ludico all’interno di un territorio estraneo. Simboleggia una sovversione della serietà che in genere caratterizza gli ambienti di lavoro ricorrendo all’assurdo e contribuendo, di fatto, a minarne il potere.
Un lavoro divertente, critico e un po’ acido. Insomma da Guignol. Che nella Vieux Lyon è di casa e ancora operativo - soprattutto con gli spettacoli che nei tre teatri cittadini dedicati vengono allestiti e che, in odore di elezioni, sono sarcastici umoristici e politicamente orientati come in passato - a cominciare dal vivente e curioso Musée de les Marionettes ricavato nei Musées Gadagne.
“Oggi a Lione c’è un artigiano e mezzo specializzato nella realizzazione di burattini e marionette e dunque degli storici e locali Guignol (creato dall’ex setaiolo e poi dentista ambulante Laurent Morguet per distrarre i pazienti nentre cavava i denti in strada), della moglie criticona Madelon e dell’amico Gnafron, personaggi che ovviamente sono esposti anche qui e in versioni ottocentesche originali ” precisa Claire Déglise in forza al Gadagne, “anche se non è un museo morto ma vivente seppur risalga agli anni Sessanta quando venne allestito con le donazioni di privati inerenti a tutto il mondo delle marionette (e dei burattini) - giapponesi, indonesiane , giavanesi incluse figure delle ombre cinesi - . Ogni anno cambiamo l’esposizione facendo ruotare le opere. E tante sono realizzate da artisti contemporanei, dunque poco ispirate agli storici personaggi: una è fatta con sacchi di plastica che si muovono gonfiati con aria compressa. E’ uno spazio museale sia didattico e illustrativo, con soluzioni espositive digitali touch, sia dinamico ospitando spassosi sketch di carattere satirico”.
Il dispettoso burattino Guignol infatti è conosciuto e venerato da tutti, fa parte del DNA dei lionesi come l’abbazia di Fourvière che è il faro della città e che vigila dall’alto la medioevale e rinascimentale Vecchia Lione. Perché, nella collina dove duemila anni fa crebbe la romana Lugdunum, l’abbazia appartiene da sempre, ovvero dal 1872 quando iniziò la sua costruzione progettata da Pierre Bosson al 1896 quando venne consacrata alla Vergine, ai donatori che pagarono ogni lavoro (statue, mosaici, colonne, portali…) ovvero agli abitanti medesimi della città, del circondario, delle regioni limitrofe. E non allo Stato, né al Dipartimento, né al Comune. I loro nomi sono incisi, uno per uno, nel santuario. Neanche la villa nouveau museo dei Fratelli Lumiére, neanche gli avveniristici ma settecenteschi e rumorosi telai dei canuts setaioli alla Croix-Rousse, altura che dialoga in linea d’aria con la dirimpettaia Fourvière, montano altrettanto irrimediabilmente nella memoria della terza città di Francia.
INFO
onlylyon.com
visiterlyon.com
it.lyon-france.com
atout-france.fr
ARRIVARE
In treno da Milano e Torino con trenitalia.com e sncf-connect.com rispettivamente in circa 5 e 4 ore di percorrenza
DORMIRE E MANGIARE
Affacciato alla Saona e in posizione strategica nel cuore della Vieux Lyon Le Phénix è un boutique hotel di charme ( hotel-phenix-lyon.fr). Ci sono nella capitale mondiale della gastronomia 5.300 locali, la maggior parte dei quali, stellati o meno, hanno menù a prezzi assolutamente ragionevoli. Da non perdere tra i tipici e classici bouchons (osterie dove servivano e servono frattaglie, salsicce, formaggi vaccini come Saint Felicien e Saint Marcelin ben annaffiati dal Beaujolais che qui scorre a fiumi) le Fines Gueules (al 16 di rue Lainerie); fine-dining all’Atelier des Augustins (latelierdesaugustins.com) nel 1° arrondissement che ha una stella Michelin; immancabile, sulla scia di quelle parigine, la popolare Brasserie Georges in stile Art Deco (brasseriesgeorges.com) dove i locali festeggiano i compleanni a suon di organetto.





